25 Luglio 2022

Ti spiego come si fa

Della sottile linea tra design grafico e design del prodotto. Se esiste 

Ti spiego come si fa

di Laura Bortoloni
Design director Ida Studio
Docente a contratto Unife, Uniud

Dal 2018 ho iniziato ad insegnare progettazione grafica nell’ambito dell’insegnamento di concept design nel corso di laurea di Design per il prodotto industriale presso l’Università degli Studi di Ferrara. La sfida di questo ruolo, apparentemente comprimario rispetto all’insegnamento di design del prodotto, risulta nella complessità dell’individuare come la progettazione per immagini possa non essere ancillare, di servizio, subalterna alla progettazione di oggetti e – sempre più – servizi, ma debba trovare un ruolo dialettico, complesso, non scontato nella formazione di progettisti per i quali, dal mio punto di vista, i confini delle due discipline sono e saranno sempre più sfumati, ammesso che abbia ancora senso distinguerle nettamente (hint: per me no). Non è facile. Arricchente, di certo, è stato confrontarsi con docenti e progettisti dai punti di vista e dalle visioni più disparate se non polarizzate.

Occasione particolare quella offerta durante l’anno accademico 2021-2022, in cui ho affiancato Ivano Vianello, che ha proposto agli studenti un percorso ispirato dall’esperienza di Enzo Mari sull’autoprogettazione. Gli studenti sono stati chiamati a progettare una seduta pensata per poter essere replicata, realizzata, autocostruita potenzialmente… da chiunque.

Pretesto di progetto offerto da Tumbo, associazione che si occupa di rigenerazione urbana con cui collaboro da lunga data. Tumbo, all’epoca del briefing, stava progettando un festival di giardini aperti sulla città di Rovigo. Così, abbiamo proposto agli studenti di progettare una seduta da esterno, pensata per essere utilizzata proprio nel contesto di una manifestazione ospitata da giardini e parchi, così facile ed economica da assemblare e costruire, che anche i volontari del festival avrebbero potuto inserirla nel proprio progetto.

Label di tutto il percorso, come immaginata da Vianello, Openfurnishings, un concept per aggregare progetti open source nati con questa vocazione. Gli studenti sono stati chiamati a progettare un artefatto – una seduta – per la fruizione outdoor, pensata per contesti come giardini, parchi, eventi all’aperto, reinterpretando la modalità di pensiero e progetto dell’autocostruzione. Hanno quindi progettato soluzioni che potessero essere costruite anche da utenti senza competenze specifiche nell’ambito del product design o della carpenteria. Auspicabilmente, con pochi mezzi e poco sforzo.

Aracne. Rebecca Barbiani, Irene Bonomi, Chiara Barbierato, Matilde Catalani

Aracne. Rebecca Barbiani, Irene Bonomi, Chiara Barbierato, Matilde Catalani

In una dinamica in cui open source diventa la modalità di diffusione del progetto, gli strumenti del visual design e – a ben vedere – dell’information design – diventano leve primarie di un processo verso l’apertura, la comprensibilità, l’accessibilità. Le visualizzazioni che presentano le istruzioni di montaggio sono parte integrante, per nulla accessoria, di una narrazione che parte dalla necessità e si completa con l’utilizzo, rendendo l’utente co-autore, co-realizzatore dell’artefatto.

Gli studenti e le studentesse hanno quindi progettato non solo i prodotti, ma le istruzioni per costruirli, pensando a una tipologia di utenti vasta e eterogenea, e interrogandosi sugli strumenti visivi da prediligere per rendere il processo comprensibile e impresentabile.

Nell’ambito dell’insegnamento gli studenti hanno quindi portato avanti, quasi in parallelo, il progetto del prodotto con la riflessione sulle istruzioni di montaggio, cimentandosi sia con la struttura narrativa delle istruzioni, che con i singoli linguaggi visivi (dall’illustrazione tecnica, al pittogramma, alla rappresentazione di processo), testando con utenti reali la bontà del loro progetto di information design, e inserendo le modifiche in un processo iterativo.

Sono nate 12 sedute da esterno ciascuna con una propria narrazione, una propria identità, soprattutto un proprio libretto distruzioni.

Mezzasedia. Luca Castagna, Pietro Graziosi, Giada Manganelli, Jonathan Pedicino

La progettiste di Aracne hanno ideato un sistema di bande in tessuto ortogonali fra loro, e hanno portato quest’idea di intreccio fuori dal prodotto trasformandola in nome e in logotipo, costruendo un sistema di istruzioni lineare, in cui si procede step by step non prima di aver elencato strumenti e materiali necessari. Anche l* progettist* di Bolina scelgono di sfruttare il dialogo tra elemento tessile e legno per definire l’equilibrio della struttura, e anche in questo caso l’aspetto iconico del materiale scelto diventa il pretesto per costruire una narrazione e progettare un lettering.  

Bolina. Maja Marta Krupa, Sara Lain, Nicola Pellegrinelli, Anca Mariana Toma

Nel progetto Miriposo sono le forme triangolari che, componendosi fra di loro, vanno a creare il piede d’appoggio, la seduta e lo schienale di miriposo. Analogamente, del sistema di triangoli, è la linea diagonale a diventare identitaria nel progetto di logotipo, in cui basta una piccola variazione sul lettering a suggerire il concept. Le progesttiste di Miriposo introducono una variabile cromatica all’interno del sistema di istruzioni, utile per riconoscere e distinguere componenti e parti, soluzione adottata anche dal gruppo che idea La regolare, rileggendo una seduta archetipale in ottica di autocostruzione.

Miriposo. Giulia Alberghi, Francesca Becca, Francesca Cecchini, Sofia Bonaldo

La signora. Alice Galdi, Giulia Nestola, Luce Santato, Noemi Murdolo

In Mezza Sedia e Trama è l’intreccio di componendi modulare a rendere possibile il sistema di incastri,
Le progettista di Lasignora svolgono un interessante lavoro sul lettering costruendolo con una logica affine a quella degli incastri che sostengono l’impianto della panca e scelgono di portare tutto l’apparato di istruzioni verso un sistema illustrativo pittografico, non limitandosi quindi a “ripulire” delle viste assonometriche ma pensando al disegno, ai punti di vista e alla semplificazioni necessarie per rendere le istruzioni di montaggio una articolazione di processo più che una fotografia dei momenti salienti, incorporando anche il disegno dei materiali e degli strumenti in un linguaggio visuale uniforme. Lavorano su una panca, quindi su una seduta pensata per la socialità, anche l* progettist* di Panica, che operano per esplosi dei vari step di processo.

Panica. Martina Landi, Katia Lorusso, Francesco Panella, Lucrezia Zilocchi

A portare il concetto dello zoom nelle istruzioni di montaggio è il gruppo di studenti e studentesse dietro il progetto Tisbe, che fa “muovere” un box con l’ingrandimento di un dettaglio di montaggio lungo tutte le istruzioni. 

In Mezza Sedia e Trama è l’intreccio di componendi modulare a rendere possibile il sistema di incastri,
Le progettista di Lasignora svolgono un interessante lavoro sul lettering costruendolo con una logica affine a quella degli incastri che sostengono l’impianto della panca e scelgono di portare tutto l’apparato di istruzioni verso un sistema illustrativo pittografico, non limitandosi quindi a “ripulire” delle viste assonometriche ma pensando al disegno, ai punti di vista e alla semplificazioni necessarie per rendere le istruzioni di montaggio una articolazione di processo più che una fotografia dei momenti salienti, incorporando anche il disegno dei materiali e degli strumenti in un linguaggio visuale uniforme. Lavorano su una panca, quindi su una seduta pensata per la socialità, anche l* progettist* di Panica, che operano per esplosi dei vari step di processo.

La regolare. Amato Camilla, Dall’Olio Lorenzo, Fanton Enrico, Ugolini Andrea

Patta. Beatrice Buioni, Ludovica Clementini, Gabriella Forina, Daniela Olaru

La seduta Patta fa nel nome, per poco non palindromo nella grafia ma certamente nel significato, e nel logotipo esattamente quanto avviene nella costruzione della struttura: due parti, speculari, si incastrano grazie alla reciproca rotazione.
A progettare un logotipo variabile sono le designer di Hamac, che prendono ispirazione dall’amaca tradizionale dei paesi latino americani, e disegnano un logotipo ondulante, in cui l’asta centrale del monogramma si curava con le oscillazioni possibili del tessuto della seduta. A una cultura altra guarda anche il progetto Momo, in cui nuovamente tutti gli strumenti di lavoro vengono integrati nel progetto di costruzione alla pari dei materiali, e la tradizione orientale dell’origami diventa la base di progettazione sia della seduta, realizzata con quattordici pannelli identici che, una volta piegati a metà, vengono fermati da quattro anelli per chiavi, che del lettering, costruito con una tecnica di shredding che permette di creare alfabeti coerenti oltre il logotipo.

Trama. Gaia Decataldo, Michelle Favaro, Emma Micheletti, Arianna Zaupa

Il punto davvero interessante di quest’esperienza è la contemporaneità tra la progettazione del prodotto e la riflessione su come renderne il processo di costruzione replicabile. Individuare quali siano gli strumenti visivi per spiegare come si fa, ha delle conseguenze progettuali anche nel pensare al come è fatto, e evidenzia ancora una volta come il visual design non sia l’ultimo anello di una catena, ma passaggio strutturale, elemento fondante dei processi cognitivi e progettuali.

Hamac. Arturo Arcidiacono, Ilaria Di Carlantonio, Joselina Hernández , Federica Manna

Tisbe. Angelo Angiola, Agnese Baldoni, Federico Covolan, Matteo De Marco

Momo. Francesco Moretti, Davide Rizzo, Simone Serrentino, Giovanni Veronesi

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Openfurnishings è stato in mostra a Rovigo, gli scorsi 21-22 maggio, nell’ambito del festival di giardini aperti “Città delle Rose”, presso il cortile di Palazzo Angeli, sede distaccata dell’Università degli Studi di Ferrara.

Sarà in mostra dal 16 al 25 settembre a Vienna per la Vienna Design Week, con il Patrocinio dell’Università degli Studi di Ferrara Dipartimento di Architettura, dell’Istituto Italiano di Cultura di Vienna e con partner tecnico Euroinnovators.

Progetti di: Rebecca Barbiani, Irene Bonomi, Chiara Barbierato, Matilde Catalani, Giulia Alberghi, Francesca Becca, Francesca Cecchini, Sofia Bonaldo, Luca Castagna, Pietro Graziosi, Giada Manganelli, Jonathan Pedicino, Maja Marta Krupa, Sara Lain, Nicola Pellegrinelli, Anca Mariana Toma, Alice Galdi, Giulia Nestola, Luce Santato, Noemi Murdolo, Martina Landi, Katia Lorusso, Francesco Panella, Lucrezia Zilocchi, Amato Camilla, Dall’Olio Lorenzo, Fanton Enrico, Ugolini Andrea, Beatrice Buioni, Ludovica Clementini, Gabriella Forina, Daniela Olaru, Gaia Decataldo, Michelle Favaro, Emma Micheletti, Arianna Zaupa, Arturo Arcidiacono, Ilaria Di Carlantonio, Joselina Hernández, Federica Manna, Angelo Angiola, Agnese Baldoni, Federico Covolan, Matteo De Marco, Francesco Moretti, Davide Rizzo, Simone Serrentino, Giovanni Veronesi.

A cura di: Ivano Vianello, Laura Bortoloni, Dario Scodeller. 

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