28 Febbraio 2020

Come abbiamo progettato 50 poster in tre giorni

Tensioni

La Fabbrica dello Zucchero è un nuovo polo culturale con sede all’interno dell’ex zuccherificio di Rovigo, la nostra città. La fabbrica, costruita a inizio novecento secondo gli stilemi dell’architettura industriale per la lavorazione della barbabietola da zucchero, ha vissuto una fase di abbandono durante gli anni 80 per attraversare poi un restauro e una riconversione d’uso intorno la metà degli anni 90, diventando area fieristica e sede di uffici.

La Fabbrica dello Zucchero propone un diverso e nuovo utilizzo per gli spazi del polo, trasformandoli in luoghi per le arti performative e per la cultura – i padiglioni della vecchia fabbrica possono ora accogliere spettacoli di danza, concerti, performance, mostre, proiezioni – in un interessante dialogo tra gli interni e gli esterni dell’area.

Abbiamo risposto alla richiesta del committente di progettare il sistema di identità visiva per La Fabbrica dello Zucchero utilizzando i segni architettonici di limite e confine degli spazi, cioè le ampie finestre di tutto il complesso architettonico, sfruttandone la struttura ritmica per creare una griglia su cui comporre un lettering originale.

Le finestre costituiscono una naturale “meridiana” nella modalità in cui permettono alla luce solare di filtrare nell’interno dei padiglioni. Il segno grafico del marchio è diventato quindi un elemento di proiezione e una installazione in trasformazione all’interno de La Fabbrica dello Zucchero.

Con “Tensioni” La Fabbrica dello Zucchero ha dato vita nel 2019 alla prima edizione di un festival multidisciplinare. Il tema è stato “Geografia delle relazioni”. Abbiamo dedicato un workshop di tre giorni, che si è svolto negli spazi de La Fabbrica dello Zucchero, a indagare le modalità di rappresentazione delle relazioni.

Abbiamo invitato ad affiancare Laura Bortoloni, direttore creativo di Ida,  Matteo Guidi, artista visivo e antropologo sociale di base a Barcellona, docente all’Isia Urbino e a BAU (Centro universitartio del design di Barcellona) nella direzione del workshop.
Abbiamo pensato a Matteo per il suo approccio di confine tra le espressioni visive e le scienze antropologiche. L’idea era di creare un laboratorio che si allontanasse fermamente da un’idea cosmetica di progettazione grafica. Dato il nostro legame con la città di Rovigo abbiamo deciso di costruire insieme a La Fabbrica dello Zucchero un’occasione per sperimentare delle metodologie di progettazione inedite.

Claudio Ronda, direttore artistico del Festival, ha concepito Tensioni come un grande esperimento crossdisciplinare, scegliendo per titolo una parola in grado di evocare energie, scosse, sfregamenti, forze che generano cambiamenti auspicati soprattutto nel contesto sociale in cui viviamo e nelle relazioni interpersonali. 

Il nostro workshop ha seguito il medesimo approccio transmediale e la medesima attenzione all’espressione creativa come strumento per la sperimentazione di processi di innovazione. Abbiamo avuto con noi 12 giovani designer a ideare l’immagine per il festival.

Claudio Ronda, direttore artistico del festival Tensioni, ha aperto i lavori introducendo il concept della prima edizione della manifestazione “geografia delle relazioni”.

Matteo Guidi ha dedicato la prima giornata del laboratorio al racconto della sua pratica artistica, a cavallo tra arte contemporanea e antropologia sociale, articolata su diverse discipline come la fotografia, il disegno, il video o l’installazione. Il racconto delle sue esperienze ha dato l’avvio ai lavori per la prima edizione del festival, dedicata alla geografia delle relazioni.

Successivamente i partecipanti, divisi in tre gruppi, hanno affrontato la costruzione dell’identità visiva del festival in modo non convenzionale, cimentandosi non solo la progettazione grafica ma esplorando discipline e metodologie inedite, dal racconto video, alla raccolta di suoni, alla rilettura di mappe e cartografie, al creative coding.

I risultati del laboratorio sono stati presentati il 20 luglio alle 18.30 negli spazi del Cen.Ser. e poi portati in mostra nei giorni del festival negli spazi di Sala Colonne dell’ex zuccherificio.

Questo laboratorio ha dimostrato che è possibile costruire una relazione dialettica tra progettista e e committenza, e che la progettazione visiva ha bisogno di dialogare con le altre discipline per restituire senso a progetti complessi”.

Il segno grafico Tensioni, traccia guida di tutta la serie di manifesti, è un metaforico elastico che congiunge una T a una I, un contenitore visivo in grado di raccogliere diverse interpretazioni del tema: ne sono state elaborate tre, “Geomorfica”, “Un posto bellissimo” e “Tensioni di luce”.

“Geomorfica” rappresenta il dialogo tra le discipline artistiche ospitate nel festival sfruttando forme fluide e geometriche per disegnare i “confini” di ogni singolo poster. Ogni poster è contemporaneamente un luogo da esplorare, e parziale componente di una più ampia cartografia che svela i propri significati relazione reciproca di più poster affiancati.

“Un posto bellissimo” declina un racconto sulla memoria degli spazi del festival, esplorando alcuni reperti visivi e sonori degli anni 80, momento in cui la location della manifestazione era in abbandono. Questa tematica viene esplorata anche in un video. 

“Tensioni di luce” riflette sull’interazione tra spettatore e le performance del festival, tradotte in immagini attraverso una rielaborazione delle fonti luminose naturali che definiscono gli spazi perforativi della location, fortemente identificata dalla presenza di finestre e dall’ingresso della luce naturale. I visual dei poster sono prodotti da una rielaborazione generativa degli input luminosi.

Prescindendo dalle caratteristiche specifiche di ogni sottotematica, la serie di 50 poster “Tensioni. Geografia delle relazioni” insiste sulla sfida del tenere a sistema un corpo di contenuti polifonico, individuando una continuità all’interno dell’ampiezza e varietà delle discipline del festival e delle relazioni che in esso si definiscono.

Hanno preso parte al laboratorio: Lucrezia Caon, Silvia Compagnino, Marco Crivellaro, Annalaura Dolcetto, Alberto Gambato, Alessia Luciani, Luca Paggio, Ilaria Pitteri, Alice Rossato, Mattia Salvà, Mariangela Savoia, Andrea Zanforlin, Giacomo Moro.
Hanno collaborato al laboratorio: Francesco Gubbiotti, Gianluca Quaglio, Gabriele Baldo.
Hanno diretto il laboratorio: Matteo Guidi, Laura Bortoloni.

Grazie a La fabbrica dello Zucchero per l’accoglienza!

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