14 Novembre 2016

10 libri che ho comprato solo per la copertina

10 libri che ho comprato solo per la copertina

Quando l’amore a prima vista succede in libreria

Sulle copertine dei libri e sul loro impatto visivo ed emotivo si potrebbe discutere a lungo, senza mai arrivare a conclusioni definitive. Sicuramente ognuno di noi ricorderà più di un libro che ha amato fin da subito, e che ha apprezzato ancora di più leggendolo.

Sulle copertine dei libri e sul loro impatto visivo ed emotivo si potrebbe discutere a lungo, senza mai arrivare a conclusioni definitive. Sicuramente ognuno di noi ricorderà più di un libro che ha amato fin da subito, e che ha apprezzato ancora di più leggendolo.

Persino chi è del settore, chi le copertine e i libri li disegna per lavoro, non può realmente spiegare cosa scatti in quell’attimo in cui ci si innamora di un libro scoperto per caso in libreria. Quell’attimo prima di realizzarne i dettagli tecnici — la tipografia, la griglia, la carta — , prima di coglierne al meglio le caratteristiche, di indovinarne le scelte fatte dal designer. Quell’attimo li, è forse fatto della stessa chimica del colpo di fulmine?

In studio ne abbiamo discusso con alcuni dei nostri collaboratori, stilando la classifica dei nostri 10 libri preferiti, quelli che abbiamo scoperto ed amato di più, fin dalla copertina.

Ci piacerebbe generare un dibattito qui su Medium e continuare a parlarne con tutti voi. Raccontateci nei commenti di un libro che avete comprato per la sua copertina e che poi è diventato il vostro libro preferito di sempre.

Di seguito potete leggere le nostre scelte.

Di ogni libro abbiamo indicato anche il designer della copertina. Non siamo riusciti a recuperare tutte le informazioni: alcuni dei nostri dieci libri sono stati persi o prestati ad amici. Gli asterischi indicano proprio i designer ignoti; se avete lo stesso libro a casa potete aiutarci a ricostruirne la storia. Grazie 

Scelti da Sebastiano
AAVV, Biblioteca Sansoni, anni ‘60 e ‘70
Copertine di Massimo Vignelli

Tra i tanti libri che ho acquistato facendomi abbindolare dal lavoro del grafico per la copertina, ho scelto di raccontare quella di un libro della collana “biblioteca Sansoni” progettata da Massimo Vignelli nei primi 60′.
Questa copertina mi ha attirato subito perché rappresenta la spiegazione di cosa sia per me il Graphic Design. L’artwork è tutto incentrato sul principio “less is more”, non inteso come la sua traduzione letteraria: “meno è più”, perché il meno è sempre meno, ma significa il creare con poco qualcosa che ha più valore di ciò che trabocca di elementi. Perché l’avere meno ti obbliga a sfruttare tutto ció che hai al massimo e ogni sua parte vede amplificato il proprio valore. Il design non è una video-ricetta di Tasty con 30 ingredienti, ma è una passata di pomodoro con una foglia di basilico e basta così.

Scelto da Maddalena
Haruki Murakami, Dance Dance Dance, Einaudi, 2013
Copertina di Noma Bar

La mia è proprio una storia al contrario, io ho scoperto prima
l’illustratore di questo libro, si tratta di Noma Bar, mi piaceva così tanto che in libreria mi sono saltate subito agli occhi queste copertine “strane e coraggiose” e una volta riconosciuto mi potevo solo fidare di uno
scrittore che si era fatto fare le copertine da lui… e così ho cominciato
a leggere Murakami che oggi è uno dei miei autori preferiti, insomma posso
dire di essere fortunatissima, il mio illustratore preferito mi ha fatto
scoprire questo scrittore fantastico…
Ovviamente al primo libro, non sapendo da dove iniziare, con DANCE DANCE DANCE la scelta fu solo per la copertina ma è andata molto bene e ora la mia libreria si arricchisce di questi capolavori!

Scelto da Laura
Gianni Rodari, Favole al telefono, Einaudi, 1962
Copertina di Bruno Munari

Il mio libro sono per forza le Favole al telefono di Gianni Rodari,
nell’edizione con le illustrazioni di Bruno Munari.
È il primo libro di cui ho memoria nella mia vita, ed è stato il libro della mia infanzia, andato perso in qualche trasloco.
Lo scorso mese una biblioteca dismetteva le copie doppie, così un’amica l’ha preso per me evitandogli di finire nella differenziata. Spero vada bene lo stesso anche se non l’ho comprato, — l’ho molto voluto per la copertina con quel telefono a rotella come quello che avevamo a casa negli anni ottanta, in corridoio a fianco le scale coperte di moquette.
È un’edizione che oggi so di un valore narrativo e iconografico incredibili, mi piace pensare che — anche se a 6 anni non potevo capirlo — in qualche modo averlo tra le mani così presto abbia un po’ segnato per me la direzione.

Scelto da Mariangela
Niki Segnit, La grammatica dei sapori e delle
loro infinite combinazioni, 
Gribaudo, 2011
Copertina di Peter Dawson

Quando vado in libreria non dimentico mai di passare in rassegna i libri del reparto cucina. A mio avviso rappresentano un genere a sé, spesso ho l’impressione che si somiglino un po’ tutti. Ecco perché La grammatica dei sapori mi ha colpito fin da subito. Non ha una foto in copertina, non ha un grande formato, non ha un titolo facile da memorizzare.

Sfogliandolo realizzi che si allontana di molto dal classico libro di cucina a cui siamo abituati. Non è stampato su carta patinata e non ha foto all’interno. A dirla tutta non ha nemmeno le ricette, tranne qualcuna che evidentemente per l’autrice è fondamentale. Il libro ha una forte impronta tipo/grafica, una grande ruota dei sapori viene riprodotta sia in copertina che all’interno.

Lo scopo infatti è quello di spiegare e catalogare i sapori secondo alcune etichette, insegnarti a combinarli al meglio suggerendoti di tanto in tanto qualche piatto o ricetta. Le pagine sono di una carta ruvida e sul taglio del libro sono colorate di un bel rosso porpora. Mi ricorda quei vecchi libri di romanzi stranieri che leggeva mia nonna. Sarà per questo che spesso finisce sul mio comodino.

Lo leggo di sera, prima di addormentarmi, sognando di domeniche passate ad inventare ricette. La grammatica dei sapori è un libro che ho da qualche anno e che consiglio spesso agli amici. Qualcuno lo ha davvero comprato dopo aver sfogliato il mio, di questo sono contenta. La mia combinazione / ossessione del momento è cardamomo e mango.

Scelto da Andrea
Alessandro BariccoOceano Mare, Feltrinelli, 2013
**

Il libro che mi sto portando dietro nei miei ultimi spostamenti.

Questo libro l’avevo comprato per la leggerezza della copertina, mi ricordava molto il suono di un’onda.

Scelto da Carla:
Wulf Dorn, Phobia, Corbaccio, 2014
Copertina di Cahetel

Un cuore sanguinante su uno sfondo nero, in un giorno estivo per me fortunato, mi ha fatto pensare a quanto sono fortunata! Ho letto tutti i libri di Wulf Dorn che sa abbinare al filone thriller anche sfumature psicologiche e cenni su patologie psichiatriche: la mia passione da sempre… Quello quindi, che mi ha colpito ovviamente dopo il colore è stato proprio il titolo intrigante per chi come me, ama il genere.

Scelto da Alberto
Arto Paasilinna, Il mugnaio urlante, Iperborea, 1997
In copertina, un particolare di Paesaggio con mulino di Henk Bremmer

Il libro è Il mugnaio urlante di Arto Paasilinna, edito da Iperborea,
nella sua vecchia veste grafica. Specifico tutte queste informazioni perché
in quel frangente, circa una quindicina di anni fa, mentre mi aggiravo in
una libreria della mia città alla ricerca di un testo e di un autore che
fossero a me “nuovi”, non conoscevo lo scrittore né tantomeno la casa
editrice in questione. A farmi allungare la mano sullo scaffale fu in
primis il disegno di copertina, dallo stile molto simile a quello delle
illustrazioni di un libro di fiabe nordiche, che da bambino era il mio
preferito fra quelli che avevo in casa. Poi il formato: Iperborea adotta
queste proporzioni da taccuino allungato che trovo eleganti e intime.
Quindi il packaging: una carta zigrinata e di grammatura grossa. A
posteriori posso dire che si trattò di una felice risultante, perché il
contenuto del libro pareggiò il suo involucro. La prosa semplice, breve,
umile e pacata di Paasilinna lo ha portato ben presto a divenire uno dei
miei scrittori preferiti.

Scelto da Francesco
Charles Bukowski, Musica per organi caldi, Feltrinelli, 2013
Copertina di Emiliano Ponzi

Non sono un gran lettore di libri, ma questa collana su Bukowski le cui illustrazioni sono state curate da Emiliano Ponzi mi ha subito conquistato. Seguo il mondo dell’illustrazione molto da vicino e abbiamo rappresentanti del nostro paese molto importanti in questo campo, ho voluto poter osservare da vicino lo stile e le tecniche realizzative, acquistando il libro. Poi sono più un tipo da Sherlock Holmes e il libro è stato lasciato a metà, perso in qualche cassetto, ma è proprio di questo che l’articolo tratta : )

Scelto da Marco
J. J. Abrams e Doug Dorst, La Nave di Teseo di V. M. Straka, Rizzoli, 2014
Adattamento grafico della copertina di Vincenzo Filosa e Giusy Noce

Mi ha colpito molto La Nave di Teseo di V. M. Straka di J. J. Abrams e Doug Dorst. Il libro è contenuto in un cofanetto scuro dal quale può essere estratto rompendo una fascia di carta. La copertina in tela è molto bella e su di essa è riportato a rilievo il titolo del libro e il suo autore fittizio. Già osservando la coperta del libro, con la sua finta etichetta di biblioteca e il suo immaginario autore, si inizia la lettura dell’avventura narrata al suo interno. Tutto quanto il contenuto del cofanetto è esso stesso parte della narrazione del libro, copertina compresa.

Scelto da Enrica
Annamaria Testa, Minuti scritti, Rizzoli, 2013
Copertina di Silvia Zaccaria / theWorldofDOT

Doveva essere un acquisto semplice e veloce, era un regalo e sapevo quale
libro volevo. Una volta preso il predestinato, però, lo sguardo è caduto su
di lui. Un libro piccoletto, copertina rigida e sovracoperta bianca con
titolo e illustrazioni in nero. Unico tocco di colore il rosso del nome
dell’autrice e dell’iniziale R dell’editore. Mi ha incuriosito per il
titolo e le illustrazioni e mi ha definitivamente conquistato per
l’autorevolezza dell’autrice (una garanzia!).

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