2 Novembre 2016

Site-specific. A state of mind.

Site-specific. A state of mind.

Quando la grafica racconta un territorio e le sue comunità

Premessa. Il graphic designer? Chi?

Si potrebbe ripercorrere la storia dell’industria italiana semplicemente guardando i poster, le pubblicità, i loghi o i packaging prodotti nel tempo dai graphic designer. Scopriremmo che questa professione, più di qualunque altra, si occupa di trasformazioni. Pensiamo ad esempio agli anni del boom economico, quando si andava affermando lo stile italiano.

Quegli anni sono trascorsi in parte negli uffici dei grafici, sulle loro scrivanie piene di fogli scarabocchiati (sì, oggi siamo romantici). Bob NoordaLora LammAlbe SteinerFranco Grignani… sono alcuni dei grandi maestri che hanno valorizzato il Made in Italy mettendo in atto un’idea di bellezza unitaria.
Si tende a reputare la grafica una disciplina di second’ordine, subordinata alla rappresentazione di altro. Invece è parte del nostro quotidiano più di quanto non si riconosca. Una presenza paradossalmente invisibile che ci accompagna ovunque.

Dalla scrivania del grafico a quella del tipografo, dallo schermo del programmatore al file word del copywriter; i processi della progettazione, da una prima bozza di idea alla realizzazione, ci indicano quanto sia fondamentale costruire e gestire relazioni. La più importante è senza dubbio quella con il committente. In molti casi non è un soggetto unico ma rappresenta una pluralità; un pubblico che fruirà di uno stesso prodotto (o servizio) in modalità diverse.

Il designer di oggi si distacca nettamente dalla figura del grande maestro, colui che trasforma prodotti industriali in icone senza tempo. Ora il suo fare ci ricorda più un mediatore, un operatore che interviene nel dialogo tra realtà produttive, istituzioni e comunità. Questo quando il grafico non è occupato in altri ruoli, poiché egli stesso, inevitabilmente, è sempre più spesso autore di messaggi.

La nuova scena italiana

Si può facilmente tracciare il profilo di una nuova scena italiana; in essa convergono tutte quelle realtà accomunate dall’interesse per la sperimentazione e la ricerca, dall’affabilità nell’approcciare nuovi campi di applicazione e nuove metodologie. Questa scena rivela un rinnovamento anche nelle modalità di diffusione del lavoro. Il mestiere del grafico oggi va ben oltre i centri di produzione tradizionali; i nuovi scenari sono quei territori che solo pochi anni fa risultavano marginali. La provincia ad esempio, è il laboratorio ideale per produrre nuove tipologie di narrazioni. Nei suoi luoghi non mancano esempi virtuosi di reti e di progettisti che di espressioni locali riescono a farne linguaggi universali.

La grafica oggi si produce soprattutto nei piccoli studi, nei coworking che pullulano di freelancer, non solo nelle grandi agenzie di design. Si tratta di reti molto vaste, imbevute del territorio in cui operano ma allo stesso tempo, capaci di parlare più linguaggi e far riferimento a più destinatari. Facebook, Instagram, Behance sono lo specchio digitale di queste nuove realtà che con disinvoltura parlano a pubblici estremamente diversi.

Oggi viene meno anche l’idea di prodotto cui siamo da sempre abituati: molto più che in passato le competenze del designer sono rivolte alla rappresentazione dei territori, alla mappatura e al racconto delle loro specificità. Ancora una volta, emerge l’importanza delle relazioni, che in questo caso si fanno più complesse. Le linee immaginarie che collegano i vari soggetti (le imprese, i cittadini, i turisti, ma anche le qualità di un luogo, i suoi servizi) si fanno al contrario più brevi. La co-progettazione ad esempio, è una modalità che mette in discussione i principi cardine a cui, da designer, siamo abituati. Non prevede intermediari fra il designer e le comunità per le quali / con le quali si progetta.

Rappresentare un territorio?
Cosa vuol dire esattamente progettare l’immagine di un territorio? Mappare degli elementi che lo caratterizzano? Segnalare un percorso per esplorarlo e conoscerlo? Raccontare la storia una città? Forse un po’ tutte queste cose ma c’è molto altro.

Ripensando alla nostra esperienza, ai luoghi nei quali viviamo e lavoriamo (in generale, Rovigo e il Polesine), c’è qualcosa che accomuna tutti i nostri progetti per il territorio. Sebbene siano diversi tra loro, tutti hanno richiesto un processo iniziale di scoperta, di approfondimento di tipo sociale, culturale e paesaggistico; spesso è anche seguita una fase di condivisione con altri designer e con le realtà operanti in questi luoghi.

Esplorazioni delle aree extraurbane di Rovigo con ARA — Percorsi Creativi Rurali

Questo ad esempio è quanto accade con ARA — Percorsi Creativi Ruralidi cui curiamo la comunicazione. ARA è ideato da un’associazione culturale locale, Tumbo, e sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Questo progetto nasce attorno all’idea di riscoprire e riqualificare le aree rurali ed extraurbane del Comune di Rovigo, attraverso una serie di workshop. I workshop mirano al coinvolgimento dei più giovani mediante azioni diverse; da quelle della design fiction, utile per conoscere un luogo e soprattutto per immaginare le possibili forme di collaborazione future, a workshop orientati all’autocostruzione di segnaletica per esplorare nuovi sentieri, e all’interaction design.

Per ARA, Immagini da selezionare

Il logo di ARA si basa su una matrice composta da tre righe e tre colonne che si riempiono alternativamente. Le connessioni avvengono solo tra i glifi che occupano gli spazi della matrice che sono stati riempiti. È stato perciò realizzato un logo generativo che permetta di controllare automaticamente il comportamento della matrice e, quindi, il posizionamento dei glifi su di essa. Il logo generativo permette, inoltre, di generare variazioni del logo agendo sulle connessioni tra le lettere A, R e A presenti sulle tre righe. In particolare, le connessioni tra i glifi avvengono tramite curve quadratiche di Bézier.

Il logo generativo di ARA — Percorsi Creativi Rurali

Definendo il punto di partenza (ad esempio il punto 1;1 della matrice) e il punto di arrivo (ad esempio 2;3) è possibile controllare le due principali variabili della curva: distanza dal punto medio e tensione. In questo modo è possibile avere molteplici variabili dello stesso tipo di connessione a partire da una linea retta fino ad arrivare ad una curva con distanza e tensione infiniti. La generazione di variazioni del logo permette di rendere l’identità visiva maggiormente dinamica e sfruttare questo strumento per le applicazioni del sistema su diversi output visivi.

Immagine tratta dal sito web del Consorzio Tutela Conegliano Valdobbiadene

Le colline del Conegliano Valdobbiadene raccontano lo stretto legame tra uomo e paesaggio, di come essi si siano modellati a vicenda; qui la viticoltura è diffusa da tempi antichi. La cultura del vino è radicata in tutto il territorio, che con la Scuola Enologica e il Polo Universitario di Conegliano si proietta verso il futuro e l’innovazione. Siamo a 50 km da Venezia e circa 100 dalle Dolomiti, dove la maggior parte delle aziende vinicole sono di piccole dimensioni, spesso familiari. La coltivazione di un vigneto richiede 600 ore di lavoro, quattro volte il tempo impiegato per una viticoltura moderna meccanizzata.

Il sito web e la grafica per il Consorzio Tutela Conegliano Valdobbiadene

La progettazione del sito web per il Consorzio Tutela Conegliano Valdobbiadene, realizzato insieme a Marketing Arena, è il risultato di un lavoro corale; sono molti i professionisti che si sono affiancati durante le numerose fasi di sviluppo. Il sito ha l’obiettivo di far dialogare gli attori del territorio: le aziende produttrici, gli appassionati di vino, i turisti. Lo fa attraverso un’ampia panoramica storico-culturale dell’area, un riepilogo delle tipologie di vino, la mappa dei produttori ed altre sezioni interattive.

Palazzo Roverella

Palazzo Roverella, situato nel cuore di Rovigo, è uno spazio espositivo che ospita mostre incentrate soprattutto sull’arte fra il 1800 e il 1900. L’edificio fu commissionato nel 1474 dal cardinale Bartolomeo Roverella; la sua morte improvvisa, avvenuta pochi anni dopo, causò l’interruzione dei lavori di costruzione. Visti gli innumerevoli interventi successivi, è difficile stabilire esattamente chi sia l’architetto che progettò l’edificio. È possibile ipotizzare che Biagio Rossetti non fosse estraneo al suo disegno. Già nel Cinquecento, Palazzo Roverella è la sede dell’Accademia dei Concordi; da allora non ha smesso di rappresentare un importante centro della vita culturale rodigina.

Lo stemma della famiglia dei Roverella, originari di Ferrara, è caratterizzato da due simboli contrapposti. Si tratta di un’aquila, di chiara derivazione asburgica, e di un albero di rovere con le sue radici. Come si può immaginare, nel corso dei secoli numerosi artigiani si sono susseguiti nel disegno dello stemma, producendone di volta in volta varianti leggermente diverse.

Palazzo Roverella

Il redesign del logo di Palazzo Roverella, commissionatoci dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, è una rilettura araldica dello stemma nobiliare. In questo progetto ci siamo dovuti confrontare con la tradizione della rappresentazione araldica dello stemma, da un lato cristallizzata nell’iconografia nobiliare, dall’alto affascinante nel rivelarci come ogni artigiano che si è dovuto nei secoli confrontare con questo tema progettuale (nella miniatura o nella decorazione di un capitello), abbia dato una propria lettura del disegno — dal numero delle foglie della rovere, alla “personalità” del profilo dell’aquila asburgica. In un certo senso, abbiamo continuato la tradizione locale che vuole l’artigiano, o in questo caso il designer, partire da una rilettura delle produzioni precedenti. Per farlo, il confronto con il committente e con gli attori culturali del territorio è stato imprescindibile.

Redesign del logo di Palazzo Roverella

Questi progetti sono un piccolo racconto sul nostro lavoro di graphic designer, di come sia realmente possibile innescare un dialogo fra un territorio e le sue comunità. Dialogo che non smetterà certo di arricchirci, di “modellarci”, di costruire il nostro mestiere giorno per giorno. Sì, oggi siamo romantici: siamo convinti che il nostro mestiere sia davvero il più bello del mondo.

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